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Di Soliman si persero le tracce in seguito all'accaduto.
Forse si era avventato; ciò che doveva accadere accadde senza che lui se ne accorgesse. Si era buttato fino a toccare i fondali più remoti e reconditi della sua persona, senza tornare mai più.
Alex passò l'esame finale del brevetto, ottenendo una certificazione che lo abilitò all'utilizzo del circuito chiuso in immersione.
Taher firmò la certificazione di Alex dopo aver assistito alla morte del suo braccio destro. Si disse che trovò riparo da qualche parte nel Sinai del Nord. Nessuno trovò mai il suo rifugio. Wasil tornò prima in Russia per poi emigrare in Italia, dove si rifece una vita, cercando di dimenticare Soliman.
Stefania a volte guarda ancora qualche foto rubata di Taher. Soltanto un paio di fotografie: guardava un'immagine che la ritraeva con Alex e Taher, ed una che la immortalava soltanto con Taher. Qualche volta pensava ancora a lui. Anche a distanza di anni, sospirava.
Stefania scrisse un romanzo ispirato all'incontro con Taher senza aver mai sospettato del suo ruolo nei vertici delle forze militari e dei servizi segreti. Aveva ottenuto una pubblicazione online all'interno del portale dove scriveva per un magazine. Ottenne un discreto numero di lettori. Il romanzo la rassicurava e leggerlo le induceva gioia.
Ma quando, a cinque anni dalla pubblicazione, cliccò sul link che doveva portarla al contenuto pubblicato e promosso dai social, anziché il suo romanzo, comparve una pagina bianca con una scritta in alto a sinistra:
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